By diandra

arriva sempre il momento dei nuovi inizi. ma non di quelli da lasciarsi tutto il resto alle  spalle, piuttosto quelli da ricordare più che si puo’ le parole, i movimenti, le persone. perchè tutto possa essere carburante per quello che verrà poi. un po’ come i lavori in corso, non quelli metaforici, piuttosto quelli che rivestono jesolo di quella coperta invernale che la porterà a scoprirsi all’inizio della stagione del primo sole. non credo stiano andando nella giusta direzione. è come se avessero dimenticato quella che E’ jesolo: una piccola località turistica sul mare, centro pulsante di un’attività giovanile in cerca di sudare. uno di quei luoghi dove poter vomitare soddisfatti di farlo, luogo da dimenticare col primo settembre, e da lasciare di nuovo nelle nostre mani. perchè bisogna preservarla per la stagione successiva ancora. e quella successiva ancora e ancora. lasciarla a chi quei lavori in corso non li approva per la loro finalità, ma li ama per il loro lato paesaggistico. quando è possibile per una sera non pensare, a questa funzionalità. il centro commerciale. il problema della stagionalità. la deriva di quelli che potrebbero essere bazars con commesse che dopo tre anni ci lasciano il cuore, ma solo dopo tante lacrime. gli appartamenti. la fase di declino che prende la direzione del riconvertimento, nel peggiore dei modi, eppoi non esiste nemmeno più un cinema e di appartamenti ne abbiamo ormai che c’è la noia. con questo nuovo inizio, non scelgo nessuna direzione migliore o peggiore. è solo qualcosa di nuovo, come le facce, le strade e le strette di mano che gli ultimi mesi hanno comportato. come un fine settimana a bologna, che era da aprile che non ci tornavi. l’occasione: concerto degli Arab Strap, al loro ultimo tour, un addio. che ti commuove, un po’ perchè Aidan è un cicciobbbello basculante, un po’ perchè aver testato la malinconia sbronza di questo gruppo dal vivo era una cosa che da tempo inseguivo, e la cosa è accaduta al fianco di persone che hanno saputo dare quel qualcosa in più alla serata. e nel momento in cui parte new birds sussurrare “non faranno di meglio”, spostata fuori dalla folla, una degna introduzione ad uno dei due momenti emo della situazione, perchèdovevo. una carota sul marcio andante in borsa, e tanti accenti diversi, ballare musica di merda, poi. un nuovo inizio che poi riporta in luoghi già vissuti, un nuovo inizio che ti da pero’ tanta consapevolezza sulla quale poter appoggiarsi. abbracci lunghissimi mentre treni partono e arrivano, con un sacchettino di bisoctti siciliani che penzola da una mano. i sapori delle canzoni che rimangono incastrati tra gli alberi, i fili, le case fuori dal finestrino, quell’esotismo malinconico di last breath, xela. che mi fa sempre pensare ad una spiaggia abbandonata dopo una lunghissima festa su una spiaggia su un’isola, le carte per terra e le seggioline di legno in ordine sparso casuale, rigorosamente casuale. e non voglio smettere di scrivere cose inutili, a parlare di me. è un nuovo inizio, ma io sono sempre io, solo con tanto movimento in più dentro, le solite scazzature, la solità banalità. ma se è importante per me, so che lo sarà anche per molti altri.

dedico la chiusura del concerto degli arabbi – una bellissima the shy retirer in versione acustica – a tutti quelli che leggeranno questo post.

2 Risposte a “”

  1. Dropday Dice:

    mh.
    buoni i biscotti siciliani?

    ps. oggi non è propio giornata, non vedo l’ora che finisca.

  2. bebo Dice:

    > perchè tutto possa essere carburante per quello che verrà poi.

    Ti ruberò all’inifinito questa frase, d.
    È bello vederti scrivere ancora, come i grandi ritorni in cui c’è sempre un po’ di emozione.

    L’importante è che la felicità non sia un limitie.

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